La gatta nera. Breve storia di un pregiudizio antico

“il gatto è l’animale preferito del diavolo e idolo di tutte le streghe” Papa Innocenzo VIII

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L’odio immotivato per i gatti è una caratteristica specifica del cristianesimo medievale. Questa è una generalizzazione grossolana, soggetta a numerose eccezioni, ma nessun’altra cultura ha posto in tale cattiva luce un animale che, in una società agricola, risultava molto utile contro molti dannosi parassiti.

Non solo gli egizi li veneravano, gli antichi romani li diffusero ovunque impiegandoli sulle navi per dare la caccia ai topi, lo stesso fecero i vichinghi. Puoi essere anche un brutale guerriero, un predone sanguinario temuto in tutto il mondo, ma tra un saccheggio e una battaglia ti fermerai comunque ad accarezzare un gatto.

Mentre l’islam considera il cane un animale impuro, abbiamo diverse storie sull’amore di Maometto per i gatti.

Un gatto lo salvò, mentre dormiva, da un serpente, e lui benedisse l’intera stirpe felina con nove vite ed un posto in paradiso. Quando poi Muezza, la sua gatta, gli si addormentò addosso, tagliò un pezzo del proprio vestito pur di non svegliarla.

Il luogo comune che vuole i gatti freddi ed egoisti è falso. Semplicemente, il non essere animali sociali pone un limite sia alla comunicazione sia all’addestramento. A differenza degli esseri umani e dei cani, non pensano in maniera gerarchica né in ottica di gruppo, e sono sprovvisti di una teoria della mente avanzata.

Perché tanto odio ingiustificato verso creature così adorabili? Perché erano visti come animali diabolici, ed associati alle streghe?

Per il semplice fatto che nei gatti è la femmina a prendere iniziativa sessuale. Se c’è una cosa che accomuna le religioni abramitiche, è l’unanime condanna dell’iniziativa sessuale femminile (il mito di Lilith è esemplare al riguardo).

Il loro legame con le streghe è invece connesso con la diffusione, in tutto l’impero romano, del culto della dea egiziana Iside. Nella fanatica lotta contro ogni credo pagano, il cristianesimo medioevale marchiò come streghe le sacerdotesse di un culto antichissimo e ormai morente, legato ai cicli lunari, alla femminilità e a riti di fertilità e resurrezione.

Non aiutò la loro reputazione agli occhi dei cristiani la natura esoterica dei loro riti, e il praticare antiche forme di magia. Erano spesso accompagnate dai gatti sacri, immagini della dea Bastet. Le celebrazioni delle fasi lunari vennero distorte nell’immagine del sabba, e i gatti sacri divennero un’ulteriore conferma della malignità delle presunte streghe. Furono perseguitate, e si perse quasi ogni traccia di loro.

Le persecuzioni medioevali di streghe, eretici e pagani non risparmiarono nemmeno i gatti.

Quando la peste nera invase l’Europa, portata da zecche che infestano i ratti, non c’erano più abbastanza felini per tenere sotto controllo la popolazione di roditori. Un terzo della popolazione europea morì. Molte morti si sarebbero evitate, ci fossero stati più gatti, e meno pregiudizi.

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