Il mito di Dioniso Zagreo

I riti misterici

La percezione comune della religione greca non va oltre lo stereotipo della religione olimpica e del suo pantheon. È un’immagine molto lontana dal vero. In parallelo alla religione ufficiale erano praticati una miriade di culti, spesso legati ad un luogo specifico, o a miti e credenze non sempre compatibili con essa, a volte importati da terre lontane, altre volte legati a tradizioni ancestrali. Ad essi, a differenza del rito ufficiale, poteva accedere tutta la popolazione, donne e schiavi compresi.

(Lawrence Alma-Tadema, A dedication to Bacchus)

Tali erano i culti misterici, in cui, dopo una lenta iniziazione, si era introdotti a un universo di miti e simboli radicalmente diverso, ma per noi stranamente familiare. In essi si rappresentavano (in una maniera molto “teatrale”) vicende di sofferenza, morte e resurrezione. Da tali riti e rappresentazioni sacre è nata la tragedia, e l’arte drammatica in generale*.

Se i miti di rinascita, spesso collegati a divinità agricole e al ripetersi delle stagioni, erano comuni a molte religioni antiche, la religione ufficiale greca non contemplava la resurrezione. L’Ade era un luogo di tenebra, popolato da ombre in preda ad amari ricordi e rimpianti.

Zagreus

Il mito di Zagreo è legato ai misteri dionisiaci dell’isola di Creta.
Zagreo, il cacciatore, è uno dei molti nomi di Dioniso. Figlio di Zeus, trasformatosi in serpente, e di Persefone, la regina degli inferi, aveva l’aspetto di un fanciullo, ed era destinato a regnare su tutto l’universo.

Forse istigati dalla gelosia di Era, forse desiderosi di un così grande potere, i giganti decisero di divorarlo. Erano creature primordiali, i figli della terra dalle numerose braccia e teste e gambe di animali, più antiche anche degli dei.

Gli tesero una trappola, attirandolo con dei doni (una trottola, un rombo, una palla, uno specchio ed un astragalo) per poi sbranarlo. Si salvò solo il cuore, ancora sgorgante sangue dal colore cupo del vino. Zeus, accortosi dell’accaduto, fece risorgere Zagreo dal suo cuore pulsante, e fulminò i giganti. Dalle loro ceneri nacque la stirpe umana, partecipe sia degli aspetti più brutali della natura, che dell’immortale essenza di Dioniso Zagreo.

I riti orgiastici dionisiaci erano la rappresentazione dell’accaduto mitico. In essi, una vittima sacrificale, spesso un agnello, veniva sbranata e la sua carne sanguinante divorata dai partecipanti, in preda all’ebbrezza, al furore e alla lascivia. Venivano così celebrati sia gli aspetti più cruenti e terreni della natura umana, sia l’unica, immortale e divina essenza di cui siamo tutti partecipi.

*Per i più pedanti, pronti a contestare tale affermazione, rimando allo Zagreus di Macchioro

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